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Le rappresentazioni classiche


Un giorno imprecisato del 475 a.C. un uomo saliva lungo le gradinate del teatro greco di Siracusa: era Eschilo, il grande poeta tragico ateniese. Quel giorno si rappresentava una sua opera, Le Etnee, composta per celebrare la rifondazione della città di Catania. Un grande evento in un grande teatro, che già allora poteva vantare non pochi primati: per cominciare, era il più antico teatro costruito in pietra. Fu a Siracusa, infatti, che nel V secolo a.C. venne costruito il primo teatro di questo tipo, tutto scavato nella roccia. Sino a quel momento, il teatro era composto da scanni in legno. Oltre ad essere il più antico, inoltre, il teatro di Siracusa supera, in grandezza, tutti i teatri siciliani, da quelli piccoli o medi come quelli di Solunto e Segesta a quelli pur molto grandi, come quelli di Tindari e di Taormina. Ma quel che rende del tutto speciale e irripetibile il teatro di Siracusa, al di là di queste importanti caratteristiche, è la sua storia. Siracusa, infatti, fu la sede di una vita teatrale prestigiosa e ricchissima, celebre fin dall'antichità per la sua vivacità e per i contributi che essa diede, sin dall'inizio, alla storia del teatro.

Maschera greca


Nel V secolo a.C. nessuna città greca in territorio italico poteva competere con Siracusa: nè culturalmente nè militarmente. Ricca e potente, Siracusa era divenuta un centro di grande importanza culturale, nel quale, alla corte di Ierone I, vennero accolti, oltre a Eschilo, intellettuali come Simonide, Bacchilide e Pindaro. Nel suo teatro si svolgevano importanti concorsi drammatici, sul modello di quelli ateniesi, con cinque giudici. E a questi concorsi parteciparono autori come Frinico, con ogni probabilità, e certamente Eschilo e il siracusano Epicarmo. Un autore, quest'ultimo, meno noto al pubblico odierno del grande tragico ateniese, ma importantissimo nella storia del teatro antico.
Siracusa fu centro di grandi innovazioni e di intensa vita teatrale. E così, al pubblico siracusano dell'epoca, accadde di vedere messe in scena, oltre a Le Etnee, opere come I Persiani di Eschilo: una delle opere che verrà riproposta quest'anno, a maggio, nel corso della stagione teatrale organizzata dall'Istituto Nazionale del Dramma Antico, che a partire dalla sua fondazione (nel 1914) ha assicurato alla città la continuità di spettacoli classici ad altissimo livello, cui hanno partecipato, tra gli altri, attori come Vittorio Gassman, Valeria Moriconi, Gabriele Lavia, Arnoldo Foà, Monica Guerritore, ecc.

Pochi teatri, insomma, hanno una storia come quello di Siracusa. E' molto difficile, ripensando a questa storia, non provare un'emozione profonda quando si salgono le gradinate in pietra, su cui all'inizio dello spettacolo il sole batte ancora a picco. E' difficile non pensare ai milioni e milioni di persone che hanno compiuto lo stesso percorso. Anche se non tutti gli spettatori odierni lo sanno, andare a teatro sotto il sole vuol dire rinnovare un rito antico: in Grecia, da sempre, gli spettacoli venivano rappresentati di giorno. E oggi come ieri a occupare i sedili assolati accorre una folla di persone di ogni genere e provenienza.
Il teatro, in Grecia, non era un intrattenimento d'élite, non attirava solo gli intellettuali o le persone particolarmente colte. Era una grande festa popolare, le cui celebrazioni cominciavano di prima mattina, con una processione, cui faceva seguito la purificazione dell'ambiente e degli spettatori, seguita dalla parte amministrativa della funzione, consistente nella scelta dei giudici cui spettava decidere quale opera premiare, tra quelle ammesse a partecipare al concorso. Procedure e funzioni oggi scomparse, ovviamente: ma il carattere di grande festa popolare non è scomparso. Il teatro è parte della vita cittadina. Del teatro greco i siracusani conoscono tutto, autori, personaggi ed interpreti. Ricordano e commentano le regie e le interpretazioni, applaudono, se del caso protestano. E' stato detto che per loro il teatro greco è come la corrida per gli spagnoli: fa parte della loro storia, delle loro tradizioni. Forse per questo, pur senza saperlo, compiono un gesto antico quando, se uno scroscio improvviso di pioggia si abbatte sul teatro, si coprono la testa con sciarpe, cappelli e berretti, e imperterriti, senza perdere una battuta, aspettano che il momento passi. Era esattamente questo che accadeva nei teatri greci, ove non vi era alcun accorgimento per riparare gli spettatori dal calore del sole, dal vento o dalla pioggia.
Così come oggi non vi sono (non vi possono essere) rimedi contro i nuovi imprevisti dovuti all'evolvere della tecnica: un aereo che solca il cielo sopra il teatro, un clacson che suona nelle strade adiacenti. I suoni nuovi si mescolano alle parole antiche, e forse è giusto che sia così. Il teatro è parte della vita, e la vita oggi è anche questa.

di E. Cantarella